La laurea “arricchisce” ma i laureati sono più “poveri”

marzo 1, 2008

La condizione occupazionale dei laureati in Italia è stazionaria: rispetto al 2007, quando tutti gli indicatori mostravano inequivocabilmente il segno meno, si osservano lievi segnali di ripresa. Ma solo limitatamente al primo ingresso nel mercato del lavoro. Segnali assenti o appena percettibili contraddistinguono il medio-lungo periodo. E’ quanto emerge dal decimo rapporto AlmaLaurea presentato a Catania che rimarca un forte divario tra Nord e Sud. Dalla ricerca si osserva che a un anno dalla laurea lavorano 53 laureati su cento. Aumenta, in modo lieve, il tasso di occupazione (+0,6 punti percentuali), diminuisce quello di disoccupazione (-0,5). Aumenta, anche se di poco, il lavoro stabile (+0,6). A cinque anni dalla laurea lavorano 85 laureati su cento (- 0,3 punti), il lavoro stabile si amplia fino a coinvolgere il 70% dei laureati. Ma resta consistente il lavoro precario: sia a un anno (48%) che a cinque anni dalla laurea (27%). Dallo studio emerge che rimane un preoccupante divario tra Nord e Sud: 23% a un anno dalla laurea, 12% a cinque anni. Le retribuzioni, gia’ modeste (1.040 euro mensili netti per un neolaureato, 1.342 dopo cinque anni), continuano a perdere potere d’acquisto. Fatto 100 il guadagno del laureato del 2001, il laureato intervistato nel 2007 guadagna 92,9: ancora meno dell’anno precedente (94,7).

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